SpazioLibri: "Inferno" di Dan Brown


"Io sono l'Ombra.
Attraverso la città dolente, io fuggo.
Attraverso l'eterno dolore, io prendo il volo.
Lungo la riva dell'Arno, corro arrancando senza fiato... volto a sinistra, in via dei Castellani, e mi dirigo verso nord, rannicchiandomi nell'ombra degli Uffizi.
E loro continuano a inseguirmi. 

[...] E' con gioia che compio questo sacrificio definitivo, con il quale metterò fine alle vostre ultime speranze di trovare ciò che cercate.
Non lo troverete mai in tempo. [...]
Mio Dio, fa' che il mondo ricordi il mio nome non come quello di un mostruoso peccatore, ma del salvatore glorioso che tu sai sono io. Prego affinché l'umanità comprenda il dono che lascio dietro di me.
Il mio dono è il futuro.
Il mio dono è la salvezza.
Il mio dono è l'Inferno."

(Prologo, pp. 13-15)


Avendo letto tutti i romanzi di Dan Brown, sapevo già cosa aspettarmi da "Inferno". 
A dirla tutta, se non fossi stata così affezionata a "Il Codice Da Vinci", credo non avrei neanche fatto lo sforzo di sorbirmi le oltre cinquecento pagine di questo libro... ma dato che sono una lettrice nostalgica, quando esce un nuovo contributo dei miei autori preferiti o, comunque, degli scrittori che hanno lasciato un segno nel mio vissuto da lettrice, non esito due volte e mi fiondo a capofitto tra le pagine senza nemmeno interessarmi della trama oppure della critica.

Se mi seguite da tempo e vi ricordate questo vecchio, vecchissimo post, saprete che sono stata una grande amante delle strutture narrative di Brown, nonostante la loro ripetitività: un protagonista maschile, una protagonista femminile (i due hanno sempre una liaison più o meno esplicita, ovviamente), un segreto che coinvolge l'equilibrio mondiale, un cattivo-veramente-cattivo e una serie di indizi che si legano alla storia, all'arte, alla cultura, ai misteri più insondabili e agli interrogativi che da sempre affascinano e coinvolgono l'uomo (la presunta discendenza di Gesù Cristo ne "Il Codice Da Vinci", l'ipotesi della vita aliena in "Crypto", l'evoluzione umana ne "Il simbolo perduto" eccetera).

Purtroppo, rispetto alle alle altre storie, "Inferno" a mio avviso pecca di povertà riguardo agli elementi artistici, storici e culturali di cui ho appena parlato. La trama è, per buona parte del libro, inconsistente: solo a tre quarti circa della lettura l'autore svela l'intrico di misteri che caratterizzano questo romanzo, fornendo uno sprazzo di chiarezza al lettore che, spesso annoiato (almeno, questo è ciò che è capitato a me), s'è trascinato fino a quel momento in attesa di qualche colpo di scena.
Come è intuibile dal titolo, "Inferno" di Dan Brown si collega alla prima cantica della "Divina Commedia" di Dante, con citazioni e concatenamenti, sempre a mio parere, mal riusciti e particolarmente forzati rispetto alle altre letture come "Il Codice da Vinci", "Angeli e Demoni" eccetera.

Tra l'altro, anche Robert Langdon, personaggio "principe" dei primi due romanzi di Brown (e che si ripropone in questa lettura) è ormai monotono, arreso e rassegnato al suo ruolo di cinquantenne fascinoso ma oramai consueto: le sue intuizioni sono banali, quasi "magiche", semplicemente surreali a dirla tutta.
Insomma, nemmeno colui al quale ero più affezionata - il magnifico professore d'arte e di simbologia dall'immensa cultura e dall'aspetto attraente e scanzonato - ha saputo rapirmi e coinvolgermi nella lettura: "Inferno" si è rivelato essere una delusione per il mio gusto, e personalmente è una storia che non consiglierei.

Detto questo, naturalmente, sono aperta al dibattito con coloro che, al contrario, hanno apprezzato e letto il romanzo con interesse e fervore!

informazioni generali
titolo: "Inferno"
autore: Dan Brown
casa editrice: Mondadori
anno di pubblicazione: 2013
numero di pagine: 522
prezzo di copertina: € 17 (volume rilegato)


Fanni

Commenti

  1. A me, neanche a dirlo, è piaciuto un sacco. Adoro Dan Brown e Inferno non ha per niente deluso le mie aspettative. Effettivamente forse questo libro non contiene così tanti elementi artistici rispetto ai precedenti, ma a me ha fatto lo stesso venir voglia di visitare Firenze e ripercorrere le strade in cui è stato Robert Langdon!

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  2. insomma un pò deludente... peccato!
    :)
    emme

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  3. Non l'ho letto ma Dan Brown mi aveva già stufato dopo il primo libro

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